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Trasformare i Dividendi in Capital Gain per Tassarli la Metà

In questo report spiego come trasformare i dividendi in capital gain alfine di tassarli la metà e ottenere un importante vantaggio fiscale per la tua azienda.

dividendi capital gains

I Capital Gain sono uno strumento utilissimo per abbattere la tassazione personale o del proprio gruppo. Tuttavia proprio per la loro ridotta tassazione rispetto a quella ordinaria, rappresentano uno strumento piuttosto abusato ed al quale occorre prestare molta attenzione nella propria strategia di pianificazione fiscale. Alcune pratiche molto in uso sono infatti ritenute illegali dai giudici tributari perché tramite queste pratiche si dimezza letteralmente la tassazione di fatto arrivando a “camuffare” i dividendi. Vediamo come.

I Capital Gain nella Pianificazione fiscale nazionale ed internazionale

Nella lotta per la sopravvivenza del proprio business tutto è lecito per l’imprenditore. Ed io stesso non potrei essere più d’accordo in via di principio. Soprattutto quando dalla sopravvivenza del proprio business dipende quella di decine, se non di centinaia, di personale impiegate alle proprie dipendenze con tanto di famiglie al seguito.

Questo, nella sua lotta all’evasione fiscale internazionale, il Fisco invece pare non volerlo mai prendere in considerazione con considerevoli danni per la comunità, ma questa è una storia di cui si occupano politici e filosofi. Qui, noi siamo nel business delle cose concrete.

Per capital gain si intendono le plusvalenze generate dalla cessione di asset che possono essere ad esempio sia beni materiali come, ad esempio, un cespite aziendale (es. Dei macchinari in disuso o da sostituire con altri più nuovi piuttosto che le scaffalature di un ufficio da rimordenare e, in linea generale, qualsiasi bene iscritto nel libro dei beni ammortizzabili) oppure può trattarsi delle plusvalenze derivanti dalla cessione o dall’investimento in strumenti finanziari come ad esempio le partecipazioni in società.

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In quest’ultimo caso il capital gain è dato dalla differenza positiva tra il prezzo di vendita ed il prezzo di acquisto di un determinato strumento finanziario. Molti imprenditori preferiscono investire la propria liquidità e quelle delle proprie aziende in strumenti finanziari che ad oggi in Italia scontano in linea generale una tassazione del 26%.

Il segreto che nessuno ti ha mai detto sui capital gain e sui dividendi

Tu questo non lo sai e nemmeno lo immagini, ma tantissime delle tecniche di pianificazione fiscale sia nazionale che internazionale consistono nel trasformare un dividendo in capital gain. I capital gain (o plusvalenze) infatti scontano di solito una tassazione quasi dimezzata rispetto ad un dividendo. E’ questo il motivo per cui gli imprenditori ed i grossi investitori amano così tanto i capital gain e in Italia la storiella non cambia.

[amazon_link asins=’1983562858′ template=’ProductAd’ store=’fotiam-21′ marketplace=’IT’ link_id=’109866ac-0a73-11e8-a5ac-b1c897cd0467′]Ho visto decine di strutture in tutto il mondo, costruite soprattutto per piccole aziende appartenenti ad individui facoltosi, avere lo scopo preciso di evitare la distribuzione di un dividendo trasformandolo “semplicemente” in capital gain ed ottenendo così una tassazione del 50% più bassa rispetto a quella originaria.

Ora, fai attenzione, non dappertutto pero’ questa pratica di evitare la distribuzione di un dividendo camuffandolo dietro un capital gain e’ legale al 100%. Molte di queste strutture di cui ti ho appena parlato sono state messe in pratica in Olanda negli ultimi 30 anni e davvero poche sono state considerate elusive o illegali. In Italia però la situazione cambia.

Qui come sai il fisco è più aggressivo e basta allontanarsi davvero poco dai binari del treno per essere accusati dal fisco e essere messi alla gogna dalla demonizzazione dei media.

E’ per questo che, in un’ottica di pianificazione fiscale internazionale di un gruppo aziendale, non si può e non si deve prescindere da un eventuale trasferimento di residenza fiscale dell’imprenditore stesso. Di chi sta dietro a tutto il gruppo, di chi comanda in sostanza. Perché questo potrebbe voler dire risparmiare legalmente anche milioni di euro.

L’elusione fiscale

E’ necessario allora prestare la dovuta attenzione all’aspetto fiscale nella tua espansione commerciale, sempre. Ti assicuro che fa tutta la differenza del mondo. Ti faccio allora subito un esempio di un’operazione, molto in voga in Italia, che si basa proprio sulla “trasformazione” dei dividendi in capital gain per pagare meno tasse. Si tratta del cosiddetto “leveraged cash out”.

Funziona così: alcune persone fisiche sono soci di una società che vanta notevoli riserve di utili e di liquidità disponibile. Ora, questi soci pongono in essere le seguenti operazioni in ordine temporale:

  1. affrancano (cioè riconoscono un maggior valore ai fini fiscali) le rispettive partecipazioni nella società’ di cui sono soci sfruttando le aliquote agevolate del 2, del 4 o dell’8% introdotte dalla Legge di Stabilita’ 2016 (ad esempio versano un’imposta di 8 su un nuovo maggior valore di 100 da attribuire alle rispettive partecipazioni);
  2. cedono quindi le partecipazioni così rivalutate ad una holding di nuova costituzione (che di fatto quindi e’ sempre degli stessi soci);
  3. A questo punto ci si aspetta che questi soci ricevano dalla nuova holding il valore in denaro delle partecipazioni appena cedute;
  4. E invece no, quello che fa la holding e’ di rinviare il pagamento del suo debito nei confronti dei cedenti (i soci) con iscrizione di un debito nel passivo della società;
  5. Dopo poco la società appena ceduta distribuisce i dividendi al suo nuovo socio di riferimento (la holding);
  6. Solo a questo punto la holding utilizza la liquidità appena ricevuta tramite i dividendi per il pagamento (totale o parziale) del debito nei confronti dei soci cedenti (vedi punto 4 sopra) dando origine ad un capital gain (la tassazione cioè della plusvalenza – ridotta – derivante dalla cessione della partecipazione originariamente affrancata).

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Con riguardo a questa operazione si potrebbe essere portati a pensare che che la tassazione della quota imponibile dei dividendi (49,72%) sia sostituita economicamente dalla rivalutazione delle partecipazioni a pagamento.

L’intento di quest’operazione, a determinate condizioni, potrebbe essere considerato elusivo (o abusivo del diritto) dall’agenzia delle entrate in caso di accertamento perché si evita di tassare i dividendi in quanto tale in capo al socio “trasformadolo” in capital gain.. Personalmente, per motivi sistemici del diritto tributario nazionale di cui se vuoi possiamo parlare in privato, non sono d’accordo e posso assicurarti che difienderei l’operazione fino allo stremo davanti a qualsiasi giudice.

Diciamo che l’affrancamento che ha dato il via all’intera operazione è assolutamente legale e da qui costruirei una bella difesa. Cio’ non toglie che l’amministrazione finanziaria prenderebbe in considerazione un bel po’ di indici per rendermi la vita difficile (non sono mica dei fessi), ad esempio:

  • cedente e cessionario coincidono (ci sono sempre gli stessi soci dietro tutta l’operazione)
  • non e’ stato materialmente “corrisposto” nessun prezzo per l’acquisto delle partecipazioni
  • il corrispettivo non è legato all’effettivo valore delle quote acquistate

Probabilmente io avrei strutturato l’operazione in maniera diversa, sto pensando ad un conferimento oppure ad un trust. Questo perché confondere o sovrapporre due fattispecie reddituali differenti in un’unica operazione (es. Capital gain + dividendi) non è mai una buona idea, in caso di accertamento rappresenterebbe una contestazione sicura da parte dell’Amministrazione finanziaria. Ma non e’ questo il punto del mio report.

Il punto è che i capital gain rappresentano uno strumento di fondamentale importanza per i proprietari e gli investitori dei gruppi aziendali e devono avere il giusto peso in un processo globale di pianificazione fiscale. Non si puo’ pensare dunque solo al gruppo aziendale quando si pianifica ma anche e soprattutto all’imprenditore e alla famiglia che c’e’ dietro di esso.

Ovviamente tutto va fatto nel pieno rispetto delle norme nazionali, comunitarie ed internazionali che devono essere rese compatibili con la tua espansione commerciale.

 

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L’ESPERTO: LUCA TAGLIALATELA
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