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Regime Forfettario: cosa fare quando lo superi?

Il Regime Forfettario è un particolare regime fiscale semplificato che riguarda le partite IVA individuali, le quali potrebbero beneficiare di percentuali di tassazioni inferiori che variano dal 15% fino al 5% in alcuni casi, rispetto al Regime Ordinario a patto che l’impresa, a fine anno, non superi una determinata soglia di fatturato. C’è però da dire che non tutti hanno la possibilità di fruire di queste agevolazioni, cosa che in Italia ha un peso specifico molto rilevante, considerando che nella classifica mondiale, il nostro paese risulta tra i peggiori stati a livello di pressione fiscale.

In molti, che lavorano attraverso l’e-commerce, che sono imprenditori digitali o che praticano dropshipping si vedono tassati smodatamente i propri ricavi, oltre ad essere perseguitati dall’agenzia delle entrate, commercialisti che a causa di diverse scadenze ti tolgono il fiato e che rischiano di esasperare il titolare d’impresa.

Quanto può portarci via il fisco e come possiamo evitare che accada?

Il problema è proprio questo, spesso ci trova a fare i conti con il limite del forfettario, ci si trova tra i due fuochi, è bene capire se fatturare di più e quindi perdere i vantaggi del forfettario, subendo la pressione fiscale del regime ordinario, o cercare degli escamotage per evitare quei limiti, i quali sono molto esigui, dunque aimè facilmente superabili. È importante evitare che il fisco si porti via circa il 40% dell’utile ricavato dalla propria attività, in modo da poter spendere quel capitale per migliorare la qualità dei prodotti o servizi che l’impresa presta, o magari migliorando la propria qualità della vita. Dopo questa breve introduzione è il caso di dirvi che abbiamo ben tre diverse soluzioni per voi imprenditori digitali che permettono di continuare a beneficiare, in maniera piuttosto strategica, delle agevolazioni del regime forfettario.

Ecco quali sono le nostre possibilità.

  1. La prima strategia riguarda tutti coloro che hanno intenzione di rimanere in Italia, con business totalmente italiano, quindi clienti italiani e fornitori italiani, quindi per tutti coloro che non hanno intenzione di cambiare la propria residenza fiscale, cosa che può anche pagare contrariamente a come sembra, la scelta di stare in Italia può però gratificare generalmente chiunque abbia intenzione di puntare in grande poiché potrebbe, tra le altre cose, beneficiare di sovvenzioni statali, oltre a questo puntando al “Made in Italy”, la scelta di rimanere in Italia potrebbe ripagare, poiché sarebbe sinonimo di qualità; diverso è il discorso per le piccole imprese le quali, pur utilizzando dei sotterfugi totalmente legali si vedrebbero soggetti alla discrezionalità degli impiegati dell’Agenzia delle Entrate o comunque della Tesoreria dello Stato.
  2. La seconda possibilità riguarda tutti coloro che preferiscono mantenere degli agganci in Italia ma comunque aprendo una finestra verso l’estero, magari attraverso una Holding Italiana che permetta di minimizzare la base imponibile o incrementando i propri ricavi pur pagando delle imposte al di fuori dei confini di stato, rispettando comunque delle normative sia a livello nazionale che internazionale. Quest’alternativa è da prendere decisamente in considerazione nel momento in cui il mercato italiano vada bene e si abbia l’intenzione di affacciarsi all’estero, ragionando se optare per un mercato internazionale, offrendo i propri servizi anche all’estero, in che modo questa scelta potrebbe giovare sui nostri introiti vi chiederete voi… beh, aprendo fisicamente un punto vendita nello stato estero in cui siamo interessati ad ampliare il nostro volume di affari, avremmo la possibilità di ottenere immediatamente un risparmio fiscale, attraverso le agevolazioni fiscali di quel paese; questo sistema è legale poiché la nostra presenza all’estero è giustificata dal fatto che abbiamo un mercato estero.
  3. La strategia numero tre riguarda invece quell’imprenditore digitale che presenta la volontà di trasferire totalmente il proprio business all’estero in modo da ridurre notevolmente la pressione fiscale fino allo 0% o comunque non superiore al 10%, sia sulla persona fisica che sul business.

Ovviamente prima di prendere una decisione su quale delle tre soluzioni scegliere per sé stessi è bene analizzare caso per caso, vedere quali sono gli effetti sia sul proprio business che a livello personale.

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L’ESPERTO: LUCA TAGLIALATELA
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