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Internazionalizzare l’Impresa Senza Pagare due Volte le Tasse

In questo report scoprirai che internazionalizzare l’impresa non è un’attività semplice poiché potresti incorrere nella doppia tassazione.

internazionalizzare l’impresa

La tua azienda sta andando molto bene e comincia a fatturare cifre che un tempo potevi solo sognare. Inoltre ti rendi conto che il sito web in lingua francese che hai fatto costruire funziona molto bene e i clienti francesi stanno aumentando in maniera considerevole.

Decidi, quindi, che i tempi sono maturi per aprire un ufficio commerciale in Francia e internazionalizzare l’impresa. Se un semplice sito web ha aumentato le vendite in Francia, un ufficio commerciale e un magazzino ti faranno penetrare il mercato francese in poco tempo.

Ti rechi quindi a Parigi per trovare un locale da affittare e organizzare per un ufficio commerciale dotato di magazzino per la spedizione della merce in tutta la Francia e naturalmente anche Belgio e Lussemburgo, dove si parla francese. Tali paesi aderiscono alla comunità economica europea e sono confinanti con la Francia per cui non avresti problemi doganali di alcun tipo.

Tutto sembra andare a gonfie vele. Il personale è competente e ha voglia di lavorare.

Insomma non poteva andarti meglio. Più che una penetrazione commerciale in un paese straniero sembra una vacanza di svago con la famiglia.

Ma a distanza di un anno sorge un problema. Il commercialista ti fa notare che devi pagare le tasse. Niente di nuovo, apparentemente.

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Il problema è che sia l’agenzia delle entrate francese che quella italiana ti chiedono di pagare le tasse per il medesimo fatturato. Considerato il livello di tassazione in entrambi i paesi ti rendi conto che alla fine le tasse raggiungono il 79%. In pratica anziché imposte sembra essere una donazione a titolo gratuito all’Italia e alla Francia.

C’è qualcosa che non va! Perché devi pagare le tasse due volte sia alla Francia che all’Italia? In fondo hai tentato solo di internazionalizzare l’impresa.

Cerchiamo di comprendere il perché usando una terminologia alla portata dei non addetti ai lavori. Innanzitutto devi sapere che gli Stati applicano in genere due tipi di tassazione:

  • World Wide Taxation = lo Stato pretende che le aziende residenti sul proprio territorio paghino le imposte sul reddito generato in qualsiasi parte del mondo. Quindi l’Italia pretende che un’azienda residente in Italia che va in Francia a fare affari comunque debba pagare le imposte all’Italia.
  • Luogo di origine del reddito = la Francia pretende che un’azienda residente all’estero (es. in Italia) che viene in Francia a fare affari debba pagare alla Francia le imposte sul reddito generato in territorio francese.

Quindi un’azienda italiana che va a fare affari in Francia si trova nella spiacevole situazione di dover rendere conto alle agenzie delle entrate di entrambi i paesi.

Le convenzioni contro le doppie imposizioni per internazionalizzare l’impresa

Le convenzioni contro le doppie imposizioni nascono proprio con l’obiettivo di favorire il commercio internazionale tra i paesi evitando di gravare due volte sul reddito di un’impresa. Puoi considerarla una misura per aiutare gli imprenditori a internazionalizzare l’impresa.

In pratica i rappresentanti degli Stati (generalmente i Ministri degli Esteri) si riuniscono in sedute internazionali per firmare delle convenzioni che stabiliascano dei criteri da seguire nei casi in cui un imprenditore opera in due o più paesi contemporaneamente.

Questi trattati individuano dei criteri per stabilire dove, l’imprenditore debba pagare le imposte quando la sua azienda e’ considerata fiscalmente residente in due Paesi contemporaneamente (es. Italia e Francia) a causa delle rispettive normative nazionali.

In casi come questo, secondo l’OCSE, il primo criterio che si deve prendere in considerazione per capire dove l’azienda deve pagare le tasse è il place of effective management (il luogo dove effettivamente si prendono le decisioni per l’impresa in questione).

Per individuare il place of effective management i funzionari dell’agenzia delle entrate cercheranno di capire dove è situato:

  • il consiglio di amministrazione
  • il luogo in cui opera il top management di un’impresa
  • la localizzazione del quartier generale dell’impresa
  • il luogo di tenuta delle scritture contabili

Per non farla troppo complicata possiamo dire che per le piccole e medie imprese tutti questi criteri si riassumono nella domanda fondamentale: “Dov’è la sede centrale dell’azienda?”, “Dove vengono prese le decisioni?”.

Nel nostro esempio (imprenditore italiano che si espande in Francia) e’ evidente che l’attivita’ d’impresa e’ gestita dall’Italia dove, tra l’altro, si trova anche la sede legale dell’impresa.

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Che cosa e’ accaduto allora?

L’Agenzia delle Entrate francese ha ritenuto che l’azienda italiana abbia a Parigi una stabile organizzazione: una sede fissa d’affari tramite la quale l’azienda italiana svolge la sua attivita’ economica in territorio francese producendo reddito.

Sulla base di questa presunzione, l’Agenzia delle Entrate francese ha quindi provveduto ad attribuire a tale stabile organizzazione una porzione di reddito dell’impresa italiana e quindi l’ha tassata.

Ma che cos’e’ esattamente una stabile organizzazione? Quando e’ possibile definirla con certezza?

Nel diritto tributario internazionale (ed in numerose legislazioni domestiche) sono considerate stabile organizzazione:

  • una succursale
  • un ufficio
  • una officina
  • un laboratorio
  • una miniera o una cava
  • un cantiere di costruzione

Invece non si considerano stabile organizzazione:

  • installazioni usate ai soli fini di deposito, esposizione o consegna
  • una sede utilizzata solo per raccogliere informazioni o acquistare merci
  • una sede fissa è usata solo per obiettivi di pubblicità

Ma non è finita qui, anche una singola persona può essere considerata stabile organizzazione. Infatti se hai un agente che agisce in tua vece e firma contratti per te, questo è considerato stabile organizzazione.

Viceversa se hai un venditore che deve solo prendere gli ordini e incontrare il cliente, ma non firmare contratti in tua vece, allora questo non è considerato stabile organizzazione.

Per capire il criterio che segue l’OCSE devi pensare in questo modo:

  • tutto ciò che costituisce un’attività essenziale dell’azienda è considerata stabile organizzazione
  • tutto ciò che è considerato un’attività ausiliare non è considerata stabile organizzazione

Quindi una volta individuato il luogo della stabile organizzazione sara’ possibile capire chi tassera’ cosa.

Nel nostro esempio:

  1. l’azienda italiana sara’ tassata in Italia su tutto il  suo reddito ovunque prodotto;
  2. la stabile organizzazione francese sara’ tassata in Francia sulla porzione di reddito ad essa attribuibile
  3. l’Italia concedera’ all’impresa italiana un credito di imposta pari alle imposte pagate effettivamente in Francia cosi’ da portarle a diminuzione dell’imposta gia’ versatain Italia ed evitare una doppia imposizione internazionale.

ATTENZIONE: il quadro appena descritto è in costante evoluzione. Internazionalizzare l’impresa è sempre più complicato, infatti l’OCSE vuole cambiare le regole in senso più restrittivo, per cui la cosa migliore da fare è sempre quella di mettersi in contatto con i nostri esperti che seguono l’evoluzione della normativa fiscale internazionale.

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L’ESPERTO: LUCA TAGLIALATELA
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EMAIL: info@intaxstra.com
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