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Aprire una società ad Hong Kong: pessima idea!

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In questo report si dichiara ufficialmente la morte fiscale, economica e civile di Hong Kong. Da oggi Hong Kong entra ufficialmente nella Cina “comunista”: assenza di diritti, abolizione della divisione di poteri, negazione della “distruzione creatrice” unica forza che assicura il progresso delle società.

Gli imprenditori stranieri stanno abbandonando l’isola e i capitali stranieri trovano nuovi rifugi altrove. I banchieri stanno lanciando l’allarme: la nave affonda, i capitali fuggono!

Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno revocato ad Hong Kong lo status di economia speciale e presto seguiranno gli altri paesi. Le sorti dell’isola sono destinate a deperire grazie all’intervento del CPC (Partito Comunista Cinese).

In questi giorni il governo cinese ha aggirato definitivamente il governo indipendente di Hong Kong per imporre una legge di sicurezza nazionale smantellando la sua politica “un paese, due sistemi”. In una notte è stata uccisa una narrazione costruita in 30 anni di apertura al mondo.

Violato il trattato internazionale con la Gran Bretagna

La Cina si era impegnata in un trattato internazionale con la Gran Bretagna a garantire la libertà di Hong Kong almeno fino al 2050. Ma non ha rispettato il trattato, così come non ha mai rispettato le norme della WTO sull’abolizione delle barriere doganali e le norme sulla protezione della proprietà intellettuale.

Il Congresso Nazionale del Popolo ha approvato un altro progetto di legge che creerà uno Stato di polizia nell’ex protettorato britannico. La Basic Law e la Balance of Powers sono abolite per sempre.

La Basic Law non è altro che una legislazione che assicura la separazione dei poteri dei giudici dal governo. Niente di eccezionale, ma alla Cina popolare questa cosa proprio non va giù. I giudici devono essere nominati e controllati dal Partito.

Grazie ad Hong Kong abbiamo visto la reale faccia della Cina comunista. La Cina è finalmente tornata nella sua comfort zone: la repressione. 

Non sono servite le proteste della business community di Hong Kong che ha subito avvisato che ci sarebbe stata una fuga di capitali per l’erosione dello Stato di diritto e della balance of powers.

Da come si vede da questa carta, l’erosione della confidence della business community è scesa costantemente negli anni da quando l’isola è tornata alla Cina.

aprire società hong kong

Hong Kong non conta più nulla per la Cina

Mentre 20 anni fa, Hong Kong, rappresentava il 30% del PIL della Cina (si tratta di stime perché era di fatto una entità distinta) adesso rappresenta solo il 3% del PIL cinese per cui il governo non è più così interessato a preservare la sua indipendenza. La sua indipendenza era la chiave della sua ricchezza e quindi della sua forza contrattuale, ma adesso ci si può mettere una pietra sopra.

Nel frattempo il padre della Basic law di Hong Kong, Martin Lee QC, un signore di 83 anni è stato buttato giù dal letto per essere arrestato. 

Ovviamente questa mossa non è stata presa alla leggera perché la repressione di Hong Kong ha creato un solco incalcolabile tra la Cina e Taiwan che dopo gli eventi di Hong Kong ha rimesso nel cassetto ogni ipotesi di riallacciare un dialogo con la Cina popolare. 

“Cari “cinesi della madrepatria” se è così che rispettate il principio di un paese due sistemi…. potete sognarvi il ritorno di Taipei.”

Hong Kong fallirà insieme alla Cina continentale?

La direzione che sembra aver intrapreso la Cina è molto preoccupante. Ma prima di spiegarne il perché bisogna fare una premessa. La crescita economica cinese non ha nulla di straordinario, anzi col senno di poi, dopo 30 è stata molto meno importante della crescita di altre economie.

Sia l’Italia che l’Unione Sovietica per 30 anni sono cresciuti a ritmi anche superiori alla Cina durante la fase di catch up (quella in cui si è trovata la Cina negli ultimi 30-40 anni). La crescita cinese è stata meno importante di quella giapponese, coreana, italiana o dell’Urss quando le rispettive economie erano allo stesso stadio di sviluppo. (Perfino dell’URSS, è quanto dire!)

Quindi crescere per 30 anni durante il catch up non vuol dire proprio nulla. Significa che hai avuto successo per una stagione, ma se non ti rinnovi non cresci. Dopo la straordinaria stagione di catching up l’URSS è crollata perché non ha saputo rinnovarsi. 

Viceversa l’Italia è andata molto più lontana della Cina, e dell’URSS, diventando una delle nazioni più ricche del mondo, ma da 30  non ha saputo rinnovarsi ed è in stagnazione economica. 

D’altra parte il numero dei paesi che restano intrappolati nella fase immediatamente successiva al catching up, quella dove è la Cina attualmente,  è di gran lunga superiore a quelli che invece lo superano.

Questo perché tali paesi presentano istituzioni estrattive che non permettono il rinnovamento delle strutture economiche e sociali in grado di affrontare il ciclo economico successivo. Ciò è successo in Thailandia, nelle Filippine, in Indonesia, in Messico, in Brasile, in Venezuela, in Cile, in Malesia. Tutti questi paesi furono annunciati come grandi emergenti e invece sono rimasti nella trappola del medio reddito (middle income trap) deludendo le aspettative.

Il middle income trap è quel fenomeno che riguarda i paesi impegnati nel catch up che però dopo aver terminato la stagione trentennale di investimenti statali, a causa di istituzioni estrattive non adegua l’economia e la società alle nuove sfide. E’ proprio quello che sta accadendo in Cina con un crollo della produttività addirittura superiore a quella del Giappone e dell’Italia, di quando erano impegnati anch’essi nel catch up. 

Questo perché la Cina ha un sistema politico che crea enormi distorsioni economiche e rende l’economia profondamente inefficiente.

La Cina ha già fallito la fase di catching up a causa del pugno ferro sulla società.

Tra il 1978 e il 2012 la total factor productivity cinese è cresciuta solo dell’1%, mentre la crescita del Giappone è stata del 4% nel periodo 1950-1970, a Taiwan il 3% nel periodo 1966-1990 e il 2% in Corea del Sud nel periodo 1966-1990. 

Col senno di poi possiamo dire che la crescita cinese è stata abbastanza scadente!

produttività cina

Le istituzioni che impediscono la crescita dell’economia cinese sono innumerevoli e questo è dovuto sia alla natura illiberale del regime politico sia dalla difficoltà di gestire una tale massa di persone. Ma in entrambi i casi queste due ragioni conducono a istituzioni rigide che impediscono alla società e al mercato di crescere e di sviluppare le proprie potenzialità.

Per esempio l’hukou è una di queste istituzioni estrattive e profondamente dannose per l’economia. Fu originariamente istituito dal governo per limitare l’afflusso di persone dalle campagne, così come il movimento tra le città. Ma l’hukou ha finito per costare al paese moltissimo in termini di produttività, imponendo barriere alla mobilità dei lavoratori.

Sempre più investimenti inefficienti

Tutte quelle cose che sembrano decretare la grandiosità della Cina in realtà ne rappresentano la miseria. 

Quando vedi un treno superveloce o infrastrutture, che noi europei ci sogniamo, non sono altro che il simbolo dell’inefficienza economica prorompente. Infatti da circa il 2010 lo Stato che non è in grado di rinnovarsi continua a proseguire con lo sviluppo classico di creazione di grandi infrastrutture. 

Questo è un tipo di modello di sviluppo che va bene nei primi stadi di sviluppo di una economia, quando gli investimenti nelle infrastrutture hanno un grande rendimento, ma a un certo punto il rendimento cala fino a diventare inesistente. 

Quando fai un investimento che non genera profitti stai distruggendo risorse!

Sebbene all’inizio dell’industrializzazione le infrastrutture fossero ad altissima produttività adesso non lo sono più e si costruiscono opere mastodontiche assolutamente inutili, che non producono denaro e che non ne giustificano la spesa. Non ha senso costruire un ponte attraversato da poche centinaia di automobili all’anno, ma in Cina si continua a costruire opere con bassa redditività.

La Belt and Road: continua la farsa

Anche l’annuncio della costruzione della Belt and Road che avrebbe dovuto sancire l’espansione cinese in Eurasia è venduta come grande espansione cinese ai danni degli USA è una farsa colossale. 

La Belt and Road non è altro che il rinnovo di queste enormi distorsioni.

Fare la Belt and Road significa questo: continuare con una politica di grandi infrastrutture fuori dal paese visto che nel paese non sono più giustificate. Ma il rendimento è praticamente nullo, avrebbe solo effetti geopolitici molto dubbi (sic). 

Infatti il governo ormai indebitato non ha la capacità di costruirlo da solo e il settore privato non ha intenzione di investire in un progetto a rendimento nullo. Lo si farà? Se l’élite non sarà in grado di rinnovarsi e interrompere questa ubriacatura di investimenti pubblici si farà.

Ma alla fine la Cina avrà fatto un altro passo verso la trappola del medio reddito.

Perché?

La produttività complessiva della Cina è in declino, poiché i rapidi cali nell’uso efficiente del capitale e i rendimenti sul capitale stanno avendo effetti negativi.

Il modello di crescita della Cina si basa troppo su investimenti sempre più inefficienti. Per crescere in modo sostenibile la Cina dovrebbe spostare la sua economia verso una crescita guidata dai consumi. 

Il problema è che l’unico modo per trasferire la Cina è un consumo interno è quello di elevare i salari. Ma i salari si elevano aumentando la produttività. In questo contesto le uniche imprese che possono elevare la produttività sono quelle private, ma le imprese private non ricevono finanziamenti bancari perché questi vengono dirottati tutti verso le imprese inefficienti per tenere in piedi il meccanismo di consenso del regime. 

Quindi ci ritroveremo in un contesto in cui la crescita diminuirà, il dissenso sociale aumenterà e lo Stato aumenterà la repressione. Con la repressione le istituzioni sociali e economiche non si modernizzeranno e non distruggeranno il vecchio che deve essere ciclicamente cambiato. La Cina resterà nella trappola del reddito medio.

La storia insegna che è molto più facile cadere nella trappola che evitarla, la maggioranza dei paesi ci cade sistematicamente

Il paradosso cinese: la ricetta verso la stagnazione

In media, le società private hanno un rendimento più elevato rispetto alle SOE. Dal 2008, ad esempio, le imprese private hanno goduto di un ritorno sugli attivi tra il 10% e il 14,2%; per i SOE, è tra il 4 e il 6 percento.

Chiaramente, dovrebbe essere assegnato più capitale agli investimenti del settore privato, in particolare alle piccole imprese. Ma le banche prestano principalmente alle società statali meno remunerative.

Il problema è che sebbene le SOEs siano solo il 30% del PIL cinese, queste sono concentrate nei settori più importanti e quello più importante di tutti è quello bancario. Le banche prestano non in base a logiche di mercato, ma in base a logiche politiche, di mantenimento del potere e di sovvenzione dei sostenitori locali. In pratica danno i soldi alle società statali, alle città e alle regioni. Tutti settori che fanno investimenti a bassa e nulla produttività.

Questa condizione crea una situazione paradossale in cui il ROA per le grandi imprese è del 6,0 per cento, del 7,5 per cento per le medie imprese e dell’8,4 per cento per le piccole imprese. Una distorsione di mercato assurda!

Nei paesi con economie aperte ed efficienti è esattamente il contrario. Sono le imprese grandi ad essere più produttive, non certamente quelle piccole.

E infatti il problema sta proprio nel fatto che le piccole imprese produttive private sono spesso affamate di finanziamenti. Ne ricevono solo l’8% dalle banche cinesi. Il 60% dell’economia cinese riceve solo l’8% dei finanziamenti bancari. Ecco perché restano piccole.

Questa è una distorsione molto importante che genera inefficienza.

Problemi di trasparenza

Un altro fattore che contribuisce alle distorsioni è la totale mancanza di trasparenza. Nessuno crede ai dati cinesi e la manipolazione dei dati è uno strumento diretto del mantenimento del potere della leadership cinese.

Le città manipolano i dati per ottenere vantaggi dalle regioni, le regioni manipolano i dati per avere vantaggi dallo Stato. E infine lo Stato manipola i dati per ottenere vantaggi internazionali e, sul piano interno, per tenere alto il consenso verso il suo operato. 

Nessun membro dell’Élite rinuncerà mai a questo strumento di manipolazione (lo si faceva dai tempi di Mao Tse Tung). Ma questo rappresenta anche la debolezza del sistema economico perché nessun privato vuole fare investimenti ad occhi chiusi. Finché l’economia cresceva davvero le cose andavano bene. Ma adesso bisogna mettere fine a questa menzogna altrimenti gli investimenti privati spariranno.

Conclusioni

Purtroppo non sono potuto entrare più a fondo nell’argomento, ci sarebbe ancora molto da dire e le distorsioni non si contano sulle dita d’una mano. Magari lo farò in un’altra occasione.

Senza farla troppo lunga: stai lontano da Hong Kong e soprattutto dalla Cina. Hong Kong è persa e la Cina è un sistema folle, pieno di distorsioni (peggio perfino dell’Italia). Non sono rosee le previsioni per la Cina, tieni conto di ciò.