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Il Passaporto ai tempi del Coronavirus

Prima della Pandemia, la popolazione mondiale era solita a viaggiare, indipendentemente che fosse per motivi di lavoro o turismo, la mole di spostamenti in tutto il mondo era veramente smodata, superfluo però dire qual è adesso la situazione.

Il ranking dei passaporti pre e post pandemia.

Nel 2020 l’Henley Passport Index, ovvero la classifica che ha come scopo di classificare in una lista, i migliori passaporti al mondo, ha messo il Giappone al primo posto per capacità di spostamento, infatti il passaporto giapponese dà la possibilità di accedere in 191 paesi senza la necessità di ottenere anticipatamente un visto per spostarsi in un altro stato, quindi dà la possibilità di entrare in un altro stato semplicemente recandosi alla frontiera; al secondo posto della lista abbiamo Singapore, seguita da Corea del Sud e Germania a pari merito al terzo posto e poi ancora come quarti abbiamo la Finlandia e l’Italia, dunque i cittadini di questi paesi godevano di una libertà di movimento pressappoco assoluta… se non fosse stato per il Coronavirus. Quindi facendo un resoconto, alcuni paesi come l’Italia, la Spagna e la Finlandia, nonostante siano in cima alla classifica dei passaporti, si vedono superati da paesi che presentano un numero nettamente inferiore di infetti da coronavirus, come ad esempio il Bangladesh.

Attualmente lo stato delle cose è quello descritto in precedenza, certo è che questa situazione non durerà in eterno, ma potrebbe darsi che tra qualche tempo, una volta finita l’emergenza, la situazione sia quella che vede privilegiati (dal punto di vista degli spostamenti) i paesi con un sistema sanitario più forte, all’avanguardia, che presenti dei risultati, indipendentemente dal budget introdotto dai vari stati nella sanità.

Come cambierà il panorama mondiale finita la crisi umanitaria?

In questi giorni si sta cominciando a ragionare un nuovo tipo di approccio, ovvero il Quality Nationality Index, cioè prendendo in considerazione diversi parametri, tra cui il PIL, la qualità del sistema sanitario, il grado di sviluppo umano, la capacità di far fronte e poi risollevarsi da crisi, pandemie, carestie, dunque la capacità del governo a far fronte a qualsivoglia tipo di crisi, creando una nuova classificazione, un nuovo ranking dei passaporti. Quindi se un passaporto ha un Quality Naltionality Index troppo basso, quel passaporto perderà valore e dunque tenderà ad avere una minor quantità di accordi che permettono al cittadino di spostarsi in totale libertà senza la presenza di un visto. Ad ogni modo, anche se questo nuovo metodo di valutazione e classificazione dei passaporti non dovesse prendere piede, quel che è certo è che questa crisi mondiale metterà in discussione alcuni cardini della globalizzazione, magari anche nel mondo dei passaporti ci saranno delle novità, magari attraverso l’inserimento di procedure più selettive. Dunque, gli ultimi eventi renderanno la globalizzazione ben diversa da come eravamo abituati a conoscerla, con una tendenza da parte dei paesi a chiudere i confini più frequentemente, in maniera preventiva in presenza di una crisi che sia di carattere sanitario o economico. Sarà consigliabile quindi avere passaporti di altri paesi, i passaporti che mi sento di consigliare dei passaporti di un’altra area geografica che non sia quella europea, poiché solitamente gli accordi vengono fatti regionalmente e non per singolo stato, quindi preferire magari quello brasiliano, in modo di avere accesso a tutto il Sudamerica, o quello Thailandese che dà accesso a tutto il sud est asiatico. Altro è invece il discorso di simmetrie politiche, come nel caso della Bielorussia, il quale è l’unico stato al mondo che permette con il proprio passaporto di entrare in Cina senza la presenza di un visto.

Quindi consiglio di avere un secondo passaporto in base alle vostre esigenze in modo di avere maggiore possibilità di movimento una volta finita la crisi sanitaria in corso.