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Conto corrente per non residenti: perché non li aprono più?

In questo report vedremo perché non aprono più conti correnti per non residenti, cosa è successo nel mondo e perché l’OCSE ha deciso di rendere impossibile la vita agli imprenditori e investitori internazionali.

Se sei un imprenditore internazionale che ha una società all’estero, fai uso di sistemi di pagamento internazionali, ha un business basato sul dropshipping, self publishing, vendita infoprodotti, consulenze e servizi hai notato quanto sia diventato più difficile fare business.

Nel nostro ufficio riceviamo sempre più frequentemente richieste di clienti che si lamentano perché gli hanno bloccato il conto Transferwise, gli hanno bloccato un trasferimento verso il conto Revolut…. e via dicendo.

Inoltre avrai notato anche quanto sia diventato più complicato aprire conti correnti per individui non residenti, ma soprattutto per società non residenti.

Insomma, se non vivi in un armadio ti sarai accorto che qualcosa è cambiato rispetto al 2014, quando infatti sono subentrate delle novità estremamente importanti: è stato firmato il Common Reporting Standard (CRS).

Il CRS, che si limita a stabilire lo scambio automatico di informazioni tra paesi,  indirettamente ha reso complicatissimo aprire conti correnti per individui e aziende non residenti. Anche chi ha business perfettamente legali si vede negare il conto corrente.

L’Economist ha definito il processo avvenuto a seguito del CRS: The Great Unbanking (ovvero il grande processo di debancarizzazione per indicare che le banche hanno iniziato a ritirarsi, non aprendo più conti correnti)

Ma facciamo un passo indietro.

Per anni i furbetti (gli evasori fiscali) hanno fregato gli Stati europei portando i soldi in paradisi offshore, non dichiarandoli. Frodi carosello, conti correnti nascosti all’estero, società anonime, trust in Centro America, società con azioni al portatore. Sono solo alcune delle truffe che gli evasori hanno messo in piedi nel corso degli anni.

La lista delle strategie per evadere le imposte è lunghissima. Dagli anni ‘80 se ne sono fatte di tutti i colori, ma dal 2014 l’OCSE ha varato questa normativa firmata da numerosi paesi che pone un limite a questa situazione esasperata: il Common Reporting Standard (CRS).

Il problema è che per frenare le truffe fiscali, i paesi hanno fatto ricadere sulle banche l’onere di individuare gli evasori. Quindi dal 2014 le banche sono tenute a controllare la provenienza dei fondi dei loro clienti. Se una di queste commette l’errore di aprire il conto corrente a un evasore fiscale, questa paga multe salatissime.

Le banche fanno fatica a stare dietro alle nuove regolamentazioni. Prima si sono dovute adeguare alle normative di Basilea (dopo la crisi di Lehman Brothers), poi a quelle anti-riciclaggio, poi a quelle anti-evasione del CRS.

Ogni anno se ne aggiunge una.

Le banche sono aziende e solo alcune di queste sono grandi abbastanza da poter implementare tutte queste direttive. La maggioranza sono di piccole e medie dimensioni. Infatti la concentrazione bancaria che si sta verificando in questi anni è dovuta anche al fatto che le banche non riescono a stare dietro a tutte queste regolamentazioni.

Per cui questa normativa ha generato un effetto perverso: nella paura di essere multate le banche preferiscono non aprire conti correnti a nessuno. Se la tua situazione è di poco difforme dalla situazione standard preferiscono rifiutarti il conto corrente.

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E adesso torniamo al fenomeno del Great Unbanking. Le banche per deresponsabilizzarsi hanno messo in pratica un comportamento sfuggente. In pratica vogliono che ci sia sostanza. Puoi aprire un conto corrente all’estero solo se hai interessi forti nel paese dove apri il conto.

In pratica puoi aprire un conto corrente aziendale in un paese solo se hai un’azienda in tale paese e se questa azienda venda effettivamente in questo paese.

Ciò ha reso zoppo anche il popolare programma della E-residency estone che sebbene dichiari di permettere ai cittadini esteri, che non hanno nessun interesse in Estonia di aprire e gestire una società estone dall’estero, poi però le banche estoni non aprono conti correnti ai non residenti o a chi non ha forti interessi nel paese (mercato di sbocco in Estonia o investimenti importanti nel paese).

Quindi, per esempio, se sei un cittadino estone, con una attività in Estonia ti aprono il conto corrente, ma se non sei residente e non hai forti interessi in Estonia non ti aprono proprio nulla.

Questo obbliga gli e-resident a fare ricorso a banche estere. Questa è una novità di qualche mese, quindi adesso non vi accalcate nei commenti per comunicarmi che ciò non è vero perché banche estoni hanno aperto il conto corrente all’amico del vostro amico. Da qualche mese ciò non è più possibile.

Vi dò una notizia gratis: le cose cambiano nel mondo!

Per qualche anno negavano i conti correnti perfino alle società situate in loco. E’ stato il caso di Hong Kong che, per qualche anno dopo l’entrata in vigore del CRS, ha impedito perfino alle società che commerciavano ad Hong kong di aprire conti correnti. Vi rendete conto del pericolo di tale conseguenza. Un’economia letteralmente bloccata!

Per i cittadini americani la situazione è anche peggiore. Se sei cittadino americano all’estero, la banca estera non vuole nemmeno prendere in considerazione l’idea di aprirti il conto corrente.

Alcune banche addirittura invitano il cittadino americano a dichiarare il falso e di spuntare la casella in cui dichiara di non essere cittadino degli Stati Uniti. In questo modo non devono avviare tutta la procedura di compliance con la FATCA americana.  Per intenderci, la FATCA è il corrispettivo del CRS negli USA.

Anche le banche online sono soggette a questa normativa, infatti banche come Transferwise o Revolut sono solite congelare le transazioni sospette.

Anche il semplice spostamento di cifre ridotte da un conto corrente personale di una terza persona verso il conto Revolut o Transferwise denominato a tuo nome può essere interpretato come tentativo di riciclaggio o evasione fiscale. In genere tutte le transazioni che non possono essere riportate entro un ambito formale (per cui venga prodotta una ricevuta) possono essere trattate come sospette.

Mi riferisco anche alle transazioni tra persone fisiche, ovvero in termini bancari: tra conti correnti personali!

In un altro report abbiamo anche ipotizzato l’idea di fare ricorso a banche situate in paesi lontani dai paesi OCSE, ovviamente fare ricorso a paesi come l’Uruguay, il Paraguay o il Sud Africa va bene solo per alcune attività. Queste banche essendo lontane dall’OCSE ed essendo meno soggette alle pressioni e ai ricatti commerciali sono più indipendenti.

Tuttavia gestire un’azienda europea con un conto corrente paraguayano è alquanto complicato. Ma per quanto riguarda altre attività si possono prendere in considerazione paesi lontani dall’area OCSE.

Ovviamente le cose sono sempre in evoluzione e noi continuiamo a monitorarle.

Allo stato attuale molti imprenditori hanno difficoltà a fare business. L’OCSE sta letteralmente bloccando l’economia europea caricando un peso da novanta sulle banche e sulle aziende.

Sono sicuro che da queste situazione emergerà un gruppo di paesi più scaltri che aggireranno le norme OCSE rendendo estremamente conveniente e alle società europee di fare business liberamente. Già ci siamo fatti un’idea di quali saranno tali paesi. Ma forse questo sarà oggetto di un altro report.