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Il nuovo ruolo della City di Londra come paradiso fiscale

In questo report scoprirai qual è il nuovo ruolo della City di Londra nel panorama mondiale e perché sta riorganizzando il settore finanziario per trasformarsi nel più importante paradiso fiscale offshore al mondo.

Che ruolo ha il Regno Unito nella gestione dei centri finanziari offshore?

Ebbene sebbene molti lo ignorano, da sempre la regina di tutti i paradisi fiscali è proprio il Regno Unito. La City di Londra ha dei tentacoli che raggiungono i paradisi fiscali stabiliti nelle overseas territories britannici (Cayman, Virgin islands, Bermuda, Jersey Guernsey, Isola di Man e Gibilterra) riuniti sotto l’egida del Commonwealth di cui fanno parte anche Singapore, Malta, Cipro e le Bahamas.

La City di Londra è quindi il centro organizzativo e strategico da cui si originano le operazioni di offshoring, di creazione di società, di fiduciarie, trust e quant’altro che avvengono nelle isolette tropicali. Questa negli anni ha creato un sistema ramificato e integrato.

Tutti questi paesi comunicano tra di loro esclusivamente inglese, non è un vantaggio da poco. Non si devono tradurre i documenti e il sistema giuridico di riferimento  quello anglosassone della Common Law. Per cui non ci sono ingombranti codici civili cui fare riferimento.

5 paradisi fiscali video

Lingua comune, quadro giuridico comune, appartenenza alla medesima cultura anglosassone: tutto ciò rende il modello di Londra il più efficace centro offshore al mondo.

Da sempre la City ha usato la sua autorità ed affidabilità per garantire i patrimoni degli stranieri. Nessun miliardario vorrebbe mettere i suoi soldi su un’isola dei Caraibi, ma se dietro c’è la garanzia della City, potrebbe chiudere un occhio. La City rappresenta quindi una garanzia e permette al sistema di funzionare.

Chi vuole creare una società offshore basta che si rechi a Londra e gli verrà aperta una società triangolata con uno qualsiasi delle isole affiliate. Lo stesso vale per conti correnti, Trust, scatole vuote ecc.

Diversi esponenti della Guardia di Finanza italiana e di altri paesi hanno definito la City di Londra come la madre di tutti i paradisi fiscali. Non è un caso che in Regno Unito è possibile aprire una società a responsabilità limitata con capitale sociale pari a 100 sterline, via online e nominando amministratori dei nominees.

La City quindi opera come mediatrice tra soggetti che vogliono mettere al sicuro il proprio capitale e le miriade di paradisi fiscali affiliati alla Commonwealth. Questi si sentono più garantiti da una tale mediazione che portando direttamente i soldi nelle isole in questione.

In tutto questo c’è da dire che il Regno Unito è perfettamente consapevole di aver perso la sua forza industriale per questo motivo i servizi finanziari si sono sviluppati sempre di più. Oggi i servizi finanziari rappresentano il 6,5% del prodotto interno lordo mentre l’industria contribuisce per l’11% (per intenderci in Italia la manifattura contribuisce al PIL per un 22%).

Data questa deindustrializzazione la Gran Bretagna ha deciso da tempo di orientarsi sui servizi finanziari, ma da poco ha preso una decisione ancora più importante. Ha deciso di approfittare della Brexit per spingere ancora di più la sua vocazione offshore. La Gran Bretagna si prepara ad essere un grande paradiso fiscale organizzato per salvare i patrimoni degli europei governati dai paesi centralisti e civilisti continentali sotto la guida franco-tedesca.

Insomma adesso che non sono più legati dalle restrittive regole dell’Unione Europea possono dedicarsi alla loro vocazione naturale: far piangere lacrime amare ai francesi e ai tedeschi. Approfitteranno della totale libertà di cui ora dispongono per sfruttare al massimo questo compatto numero di paradisi fiscali cresciuti sotto l’ombra della Corona.

Useranno la grande capacità delle istituzioni finanziarie londinesi, delle fiduciarie, delle società di consulenza anglosassoni per offrire alle grandi ricchezze europee e russe un complesso di servizi integrati dalla pianificazione fiscale alla costituzione di veicoli societari più efficaci con tanto di soci e amministratori fiduciari dall’accensione dei necessari rapporti bancari e finanziari alla gestione contabile della società.

Ovviamente da tutta questa attività l’industria finanziaria inglese guadagna annualmente incassando canoni e commissioni dai suoi clienti internazionali, che pagano volentieri ottenendo vantaggi fiscali multipli rispetto ai costi sostenuti.

L’erario inglese non perde alcun gettito poiché la stragrande maggioranza dei flussi transitati nella City inglese non hanno nessun collegamento con l’economia reale inglese. Chi ci perde gettito invece sono gli Stati dove questa ricchezza viene prodotta, nello specifico i paesi del continente europeo.

Tutto questo andrà intensificandosi con Brexit, ecco perché il dr. Taglialatela ha già organizzato un soggiorno lungo nella City nei prossimi mesi per studiare le nuove tendenze della fiscalità inglese.

Un altro aspetto interessante dei servizi offerti dalla gran Bretagna ai cittadini stranieri è quello della “residenza senza domicilio” o meglio “domiciled but not resident”. Si tratta di un regime speciale attribuito ai quesi soggetti residenti all’estero che verrebbero in Gran Bretagna solo per trasferire la residenza, ma senza viverci stabilmente. In questo modo risultano residenti in UK sebbene la Gran Bretagna non pretenda da loro che ci vivano realmente.

Questo tipo di regime è offerto anche da Malta e da altri sistemi di Common Law facenti capo alla Corona. Quindi si sta delineando sempre di più questo orientamento della Commonwealth a diventare una specie di paradiso fiscale integrato.Chissà se ci riusciranno.

Ovviamente questo scenario parte dal presupposto che gli inglesi escono dall’Europa, ma a 3 anni dal referendum di Brexit, non lo sa ancora nessuno cosa succederà.!!!!

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