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Capire l’esterovestizione prima di aprire una società offshore

In questo report ti spiego in cosa consiste l’esterovestizione e perché non basta aprire una società offshore perché questa sia considerata una società estera dallo Stato italiano.

Riceviamo numerosissime richieste di persone che intendono aprire una società offshore. Ci chiedono quanto costa, quanto tempo ci vuole, quale paese è più adatto alle loro esigenze. Ma nessuno ci chiede se sia legale o illegale. Eppure il 90% delle richieste di apertura di società offshore dobbiamo declinarle perché si tratta di pratiche palesemente illegali.

Quindi ho deciso di scrivere un veloce documento orientativo per comprendere velocemente Quando una società può essere considerata offshore e quando invece cade nel reato di esterovestizione.

Ma prima di parlare di esterovestizione dobbiamo capire cos’è la residenza fiscale di un’impresa, a cosa serve e quali sono i criteri che definiscono la sua residenza fiscale.

Cos’è la residenza fiscale?

La residenza fiscale di un’impresa serve a determinare dove quella data impresa deve pagare le imposte. Se la residenza fiscale è croata, l’impresa pagherà le imposte alla Croazia, se è italiana pagherà le imposte all’Italia.

Come si determina la residenza fiscale?

La residenza fiscale si determina attraverso 3 elementi:

  • La sede legale
  • La sede dell’amministrazione
  • L’oggetto principale (dove si svolge il business praticamente)

La sede legale indica dove è localizzata la società secondo statuto (ufficialmente). Questo è il primo elemento che si va a guardare per determinare dove è la residenza fiscale. Tuttavia questo è anche l’elemento meno importante dato che molte persone incorporano la propria impresa in giurisdizioni esotiche dove non si pagano tasse con l’unico obiettivo di evadere il fisco.

La sede dell’amministrazione è invece il secondo elemento che si va a guardare. Per sede dell’amministrazione ci si riferisce a dove si amministra realmente la società. In quale paese si prendono decisioni? Dove si riunisce il CdA? Da dove provengono gli impulsi volitivi inerenti all’attività di amministrazione della società?

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Quando la sede dell’amministrazione è diversa dalla sede legale si parla di esterovestizione.

Quando la sede legale è in Croazia, ma le decisioni vengono prese in Italia siamo in presenza di esterovestizione poiché la società croata viene gestita dall’Italia, quindi è una falsa società croata. Gli uomini del Fisco ci mettono pochi secondi a capire che la sede legale è croata solo perché le imposte sul reddito di impresa sono più basse in Croazia.

Ecco che scattano le multe salate.

Ma c’è un altro elemento che deve combaciare con gli altri due affinchè la società non venga accusata di esterovestizione, mi riferisco al cosiddetto oggetto principale. Per oggetto principale si intende il luogo dove vengono svolte le attività per la produzione, lo scambio e l’intermediazione di beni e servizi poste in essere dalla società al fine di perseguire – appunto – il proprio oggetto sociale.

Per dirla brevemente: dove sono i beni principali della società? Dove sono gli uffici, le macchine di produzione, la forza vendita, le linee telefoniche, i computer, ecc?

Per evitare di cadere nel reato di esterovestizione è fondamentale che questi 3 elementi (sede legale, sede dell’amministrazione e oggetto principale) siano coerentemente localizzati nello stesso paese. Per cui nel caso di una società registrata in Croazia (sede legale) è fondamentale che le decisioni siano prese in Croazia (sede dell’amministrazione) e che i beni strumentali e produttivi della società siano effettivamente in Croazia (oggetto principale).

Se uno solo di questi elementi dovesse non essere coerente con gli altri, l’altro paese coinvolto (es. l’Italia) potrebbe avanzare delle pretese o avviare un’indagine per identificare la reale residenza fiscale della società.

Ovviamente quando poi si scende nel concreto bisogna analizzare caso per caso. Per esempio un magazzino in Italia, non può essere considerato motivo per esterovestizione; avere dei collaboratori in Italia (non dipendenti) non è esterovestizione e via dicendo…..

Che succede quando ci si trova in una situazione ambigua?

Cosa succede se uno dei tre elementi non siano coerenti? Sia la Croazia che l’Italia tenteranno di avanzare pretese fiscali nei confronti dell’azienda in questione. Ovvero, entrambi i paesi cercheranno di farsi pagare le imposte dall’azienda in questione. L’azienda si trova nel rischio concreto di pagare le imposte DUE volte!

Quindi cosa si sono inventati gli Stati per impedire che le aziende vengano tassate due volte e evitare che il commercio internazionale, ricchezza inestimabile per le nazioni, venga compromesso? Sono nate diverse convenzioni internazionali che aiutano a regolare situazioni complesse e ambigue.

Secondo il modello OCSE 2014 (art.4 c. 3) si dà la priorità allo Stato dove è presente la sede dell’amministrazione, ovvero lo Stato da cui vengono effettivamente prese le decisioni.

Quindi, secondo l’OCSE, la sede legale della società è meno importante della sede effettiva dell’amministrazione ai fini della determinazione della residenza fiscale.

Ciò che realmente conta, secondo gli Stati, è il luogo da cui si prendono realmente le decisioni.

Ecco una recente sentenza della Cassazione per la determinazione della residenza fiscale della società:

Da come si può notare, ciò che interessa alla Corte è il luogo da cui partono gli impulsi volitivi, ovvero l’Italia.

Quindi è importante che prima di aprire la società tu ti ponga il problema: da dove sarà amministrata la società? E’ inutile aprire la società all’estero se poi la continui ad amministrare dall’Italia. Oltre alle tasse italiane dovrai anche pagare delle pesanti multe.

Ovviamente se vuoi fare le cose seriamente devi rivolgerti ad uno studio di professionisti navigati. Puoi contattarci quando preferisci, un nostro tributarista si metterà a tua disposizione.

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