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Fatture False: Reato Anche se non Vengono Usate

fatture false

In questo report ti spiego perché la Cassazione considera reato l’emissione di fatture false anche se non vengono usate per evadere. La repressione verso chi “fa nero” va inasprendosi sempre di più.

La Cassazione ha emesso una sentenza molto importante per chi si occupa di materia tributaria. Nella sentenza 42892 del 20 settembre 2018 è emerso che il titolare di una società che emette fatture false commette reato anche se tali fatture non vengono contabilizzate.

Hai capito bene! Il semplice fatto di emettere fatture false ormai è reato. Ricordatelo bene prima di emettere fatture false per la tua società.

Sappiamo bene che una gran parte di aziende italiane “fa nero”, ma i loro commercialisti non si stanno rendendo conto che le cose stanno cambiando. La tolleranza dello Stato italiano va diminuendo sempre di più e la repressione va inasprendosi. Questa sentenza ne è un indicatore importante. Segna uno spartiacque importante. Vedrai che le sentenze future saranno molto più severe.

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Infatti, nella sentenza in questione, secondo la motivazione della Cassazione, le fatture false sono “tossine la cui circolazione il legislatore ha inteso reprimere sin dalla loro emissione, quando finalizzata a consentire a terzi l’evasione di imposta”.

Quindi il semplice atto di produrre fatture false è un reato. Non importa il destino di queste fatture. Nel caso specifico infatti tali fatture non erano nemmeno state usate (non erano state messe nei libri contabili), eppure la Cassazione ha ritenuto opportuno condannare colui che le aveva emesse!

Repetita Iuvant: probabilmente questa sentenza segnerà i destini delle future decisioni dei giudici in materia tributaria. E’ evidente che siamo in presenza di un cambiamento di rotta della giurisprudenza, che si fa sempre più severa nei confronti di fenomeni di evasione fiscale in Italia.

Ma vediamo nei dettagli di cosa tratta la sentenza. E vediamo la difesa come ha cercato di controbattere.

La sentenza riguarda appunto un prestanome di una società cartiera che aveva prodotto 18 milioni di euro in di fatture false. La sentenza lo ha condannato a un anno e sei mesi di reclusione (escluse pene accessorie) come da articolo 8, del D.Lgs. 74 del 2000. Il motivo della condanna è che costui è il legale rappresentate di una SRL che ha emesso fatture false per 18 milioni di euro al fine di permettere l’evasione fiscale a società italiane terze.

Quindi, ricapitolando, questo signore era il titolare di una società che faceva finta di comprare dall’estero materiale elettrico che rivendeva a società italiane realmente operanti nel territorio nazionale. Queste società acquistavano materiale elettrico fasullo e scaricavano l’acquisto per abbattere l’imposizione fiscale. E’ evidente che poi i soldi sborsati per l’acquisto, in qualche modo tornavano nelle tasche degli “illegittimi proprietari”. La società cartiera accumulava debiti con l’agenzia delle entrate, ma era intestata a un nullatenente, successivamente sarebbe fallita di li a poco e avrebbe denunciato lo smarrimento/furto dei libri contabili.

Niente di nuovo, questa è la procedura classica delle cd. Società Cartiere.

Ebbene la difesa ha cercato di dimostrare che il titolare della società era un ignorante, vecchio, incapace di prendere decisioni e che quindi non era responsabile della truffa. Era solo una pedina (testa di legno, in gergo tributario).

Come hanno fatto i giudici a smentire la sua “incapacità” a capire la reale natura della società a lui intestata?

E’ su questo punto che la sentenza ha dimostrato ancora una volta come l’atteggiamento dei giudici tributari si stia inasprendo nei confronti di queste pratiche sempre più abusate in Italia. I giudici hanno dichiarato che il ricorso è inammissibile perché era evidente che il prestanome fosse consapevole del carattere fittizio della società. Come è possibile infatti che una società riesca a produrre 18 milioni di fatturato se:

  • Ha la sede presso lo studio del commercialista
  • Sebbene l’oggetto sociale preveda la vendita di oggetti elettronici è priva di magazzino
  • Ha una sola dipendente (assunta per un brevissimo periodo di tempo)
  • Non è proprietaria di immobili
  • Non ha un sito internet
  • Non compare nelle pagine gialle

Chiunque, anche il più stupido degli idioti, si renderebbe conto che è una società fittizia! Ecco la motivazione della Cassazione: non poteva non sapere.

Quindi, riassumendo, abbiamo capito che emettere fatture false e fare il prestanome “inconsapevole” è sempre più difficile in Italia. Ormai non te le fanno passare più.

Chi mi segue sa bene che “Fare Nero” è una pratica che non ho mai promosso e che ho sempre sconsigliato di fare. Ma posso ammettere che fino a 5 anni fa era ancora semplice emettere fatture false e farla in barba allo Stato italiano. Era dannatamente semplice e lo facevano tutti!

Oggi invece le cose stanno cambiando davvero.

Ecco perché sono diversi anni che continuo a ripetere con insistenza che se si vuole fare impresa pagando poche tasse allora bisogna legalmente trasferirsi all’estero. Perché inventarsi complicate truffe con società cartiere, rischiare la galera, ingenti multe e l’ira di tribunali sempre più agguerriti?

A me non interessa la questione morale, io so solo che queste pratiche sono considerate illegali dallo Stato italiano, che è l’unico organismo in grado di esercitare l’imperium esclusivo sulla penisola italica. Non ho bisogno di sapere altro per prendere le mie decisioni.

Se non ti sta bene hai due scelte davanti a te: 1) entrare in politica e cambiare le cose oppure 2) trasferirti in uno Stato nel quale ti trovi bene a fare impresa.

Hai di fronte a te, a pochi chilometri dal territorio italiano paesi che applicano aliquote assolutamente ridicole, tra le più basse al mondo. Il bello è che è tutto alla luce del sole poiché ogni Stato è sovrano di imporre le aliquote che preferisce.

Devi solo attraversare la frontiera e permettere alla tua attività di spiccare il volo. Dopotutto l’ho scritto anche nel mio libro “Abbandona l’Italia e Salva Te Stesso

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