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Stati Uniti: il Nuovo Paradiso Fiscale!

In questo report ti spiego perché gli Stati Uniti sono considerati un paradiso fiscale e come sono riusciti a farla in barba a tutto il mondo.

stati uniti paradiso fiscale

Gli Stati Uniti sono una grande potenza economica e militare che tira le fila della politica mondiale. Sono presenti in tutti i consessi più importanti del mondo (Consiglio di Sicurezza dell’ONU, OCSE, FMI, Banca Mondiale) eppure in questo report emergerà un lato oscuro degli Stati Uniti.

Mentre da un lato risultano essere in prima fila insieme a Francia, Germania, Cina e Italia per combattere l’evasione fiscale e i paradisi fiscali che erodono la capacità di spesa delle grandi potenze, dall’altro lato rappresentano – udite udite – un rifugio fiscale di prim’ordine. In questo report cerchiamo di capirne il perché e soprattutto: come ci riescono? Come fanno a stare, come si suol dire, “con due piedi in una scarpa” impunemente?

Partiamo con il dire che nel mondo ci sono di base due tipi di convenzioni e accordi tra Stati generalmente utilizzate per combattere l’evasione fiscale tramite lo scambio di informazioni finanziarie automatico (attenzione, i più esperti sapranno che esistono anche altri tipi di accordi come le convenzioni contro le doppie imposizioni all’art. 26, il quale però non prevede uno scambio automatico; poi abbiamo i cosiddetti TIEA e, in Europa, abbiamo anche un’apposita direttiva, ma per ora meglio non complicare troppo le cose):

  • FATCA (Foreign Account Tax Compliance). Il FATCA, promosso dagli USA, obbliga le istituzioni finanziarie di altri Paesi del mondo a fornire agli Stati Uniti tutte le informazioni relative ai cittadini americani che hanno dei depositi o conti correnti accessi presso di loro. Se le istituzioni finanziarie non forniscono queste informazioni devono pagare una penale del 30% su ogni transazione con gli Stati Uniti. Per spiegarmi meglio, in base a tale normativa, le Banche e tutte le altre istituzioni finanziarie coinvolte sono obbligate a stipulare accordi contrattuali con l’Internal Revenue Service (IRS), in mancanza tali istituzioni subiscono una ritenuta alla fonte del 30% su tutti i proventi finanziari di fonte americana, che le stesse ricevono sia come intermediari che in proprio.
  • CRS (Common Reporting Standard). IL CRS, è un’iniziativa multilaterale, meno incentrata sul ruolo degli USA, che è stata progettata in seno all’OCSE. Tale iniziativa è stata promossa principalmente dai paesi europei, infatti è proprio in seno all’UE che lo scambio automatico di informazioni tra Stati ha visto un più largo impiego. Il CRS, in pratica consiste in un modulo standard da adottare ai fini dello scambio automatico di informazioni fiscali e finanziarie che devono essere comunicare tra i paesi aderenti. Le informazioni oggetto di scambio automatico tra stati sono pressappoco le seguenti: redditi finanziari come interessi, dividendi, interessi e premi da assicurazioni, saldi dei conti correnti, plusvalenza derivanti dall’alienazione di asset come le partecipazioni). Per quanto riguarda invece le informazioni relative ai conti correnti più da vicino, i “reportable account” sono quelli detenuti da persone fisiche e società).

Per cui mentre il FATCA, promosso dagli USA, è un accordo tra gli USA e le istituzioni finanziarie di tutto il mondo, il CRS, sostenuto dai paesi europei, è un accordo tra Stati che scambiano informazioni in maniera automatica e multilaterale.

Gli USA, che non hanno mai aderito al CRS, sfruttano la loro potenza economica imponendo le loro condizioni alle banche di tutto il mondo con l’obiettivo di acciuffare solamente gli evasori fiscali americani.

Quanti altri Stati possono farlo? E’ evidente che siamo in presenza di un’asimmetria evidente. Lo scambio di informazioni tra Stati, previsto dal CRS, è invece una forma di controllo dell’evasione fiscale molto più egualitario, che protegge anche gli Stati più piccoli. Fai molta attenzione a quanto sto per dirti adesso.

Esiste una gigantesca differenza che intercorre tra lo scambio di informazioni previsto in ambito OCSE-UE (cui gli Usa NON aderiscono) e lo scambio ai sensi degli accordi FATCA riguarda la reciprocità degli obblighi informativi.

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Infatti, Il testo dell’Accordo (“Reciprocità”) tra Italia ed USA, ad esempio, stabilisce che “il Governo degli Stati Uniti riconosce la necessità di raggiungere livelli equivalenti di reciproco scambio di informazioni automatico con l’Italia. Il Governo degli Stati Uniti si impegna a migliorare ulteriormente la trasparenza e ad intensificare i rapporti di scambio con l’Italia perseguendo l’adozione di regolamenti e appoggiando e sostenendo la legislazione diretta a conseguire tali livelli equivalenti di reciproco scambio automatico”.

È evidente che questo testo appena citato riconosce l’assenza di reciprocità nei flussi d’informazione per poi dare al Governo degli Stati Uniti la possibilità di riparare alle lacune nello scambio mediante mere dichiarazioni d’intento.

Per come la vedo io, dunque, non è sbagliato affermare che la reciprocità nello scambio di informazioni sia in realtà una chimera, circoscritta a un numero piuttosto limitato di casi. Ma per la maggior parte dei casi la bilancia dell’Accordo pende decisamente a favore degli Stati Uniti.

Il problema è che, come anticipato, gli Stati Uniti hanno promosso il FATCA (che si concreta a ben vedere in uno scambio unilaterale di informazioni) e, come se non bastasse, non hanno mai aderito al CRS. Il risultato è che obbligano le istituzioni finanziarie di tutto il mondo a fornire loro informazioni, ma loro stessi non forniscono alcuna informazione ai paesi i cui evasori usano gli USA come paradiso fiscale dove nascondere i propri capitali.

Ecco perché qualcuno definisce gli Stati Uniti addirittura come “la nuova Svizzera”. Proprio perché non hanno mai accettato di ratificare il CRS (Common Reporting Standard). Questa convenzione vincola tutti i paesi aderenti a scambiare informazioni fiscali riguardo il possesso di asset e beni dei non residenti.

Queste informazioni servono appunto per combattere il fenomeno degli evasori fiscali che portano i propri beni fuori dal proprio paese di residenza per sottrarsi al pagamento delle tasse.

Ma gli USA, lo ripeto, non hanno mai voluto ratificare questo trattato.

Quali sono gli altri paesi che non hanno mai firmato il CRS? Una sparuta minoranza di paesi del tutto insignificanti nel panorama mondiale: la Moldavia, la Georgia, la Thailandia, la Tunisia, la Costa Rica, il Paraguay, la Macedonia, la Mauritania, il Marocco, il Senegal e l’Ucraina….. e poi la prima economia mondiale, gli USA!!!!!!

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Ma allora perché gli USA combattono l’evasione fiscale se dall’altro lato la incoraggiano? Il fatto è che gli USA combattono l’evasione fiscale dei loro contribuenti, ma incoraggiano l’evasione dei contribuenti degli altri paesi. In pratica usano la loro forza economica costringendo le istituzioni finanziarie a passare loro informazioni sugli evasori, ma dall’altro lato incoraggiano gli evasori di tutto il mondo a rifugiarsi presso di loro.

Il risultato di questa doppia strategia è che da qualche anno a questa parte il mondo si è letteralmente rovesciato. Oggi i paesi come Hong Kong, Dubai, Panama e Seyschelles non funzionano più come paradisi fiscali. O meglio, funzionano ancora, ma sono del tutto inservibili come strumenti di evasione fiscale.

Perché?

Perché questi paesi sono costretti dagli europei e dagli americani a comunicare le informazioni fiscali sui beni e sui depositi detenuti da cittadini e non residenti alle amministrazioni fiscali di tutto il mondo.

Quindi molti paesi tropicali che tradizionalmente attiravano evasori fiscali da tutto il mondo hanno dovuto chiudere i battenti a causa delle nuove iniziative fiscali promosse dagli USA (FATCA).

In questo scenario in mutamento stanno emergendo come nuovi paradisi fiscali alcuni paesi che prima erano considerati i paladini della lotta alla bassa fiscalità. Tra questi paesi ce n’è uno che fino ad ora era apparso in prima fila nella lotta ai paradisi fiscali: gli Stati Uniti!

Ebbene gli Stati Uniti l’hanno fatta in barba a tutti.

Oggi sono il nuovo paradiso fiscale per eccellenza, dove terroristi dell’ISIS, trafficanti di cocaina colombiana, trafficanti d’armi russi ed evasori fiscali di tutto il mondo possono andare a rifugiarsi e restare indisturbati. Basta infatti creare una banalissima LLC nel Delaware e nominare un prestanome, esattamente come si faceva negli anni ‘80 alle Cayman.

Perché gli Stati Uniti sono il nuovo paradiso fiscale?

Perché gli USA sono considerati un paradiso fiscale? Tale nomea non è dovuta tanto all’imposizione fiscale che tutto sommato non è bassissima. Piuttosto lo si deve ad un altra caratteristica: la segretezza e la privacy di cui gode chi apre un’azienda.

Infatti c’è un doppio livello di segretezza:

  • Lo stato federale non raccoglie informazioni fiscali sugli stranieri
  • Nel Delaware (e in qualche altro stato della federazione) è possibile creare delle società o dei Trust del tutto anonimi

Facciamo qualche esempio concreto:

Un qualsiasi imprenditore italiano che vuole operare nella legalità se oggi volesse risparmiare avrebbe molte possibilità: trasferisce la residenza della propria azienda in un paese a bassa tassazione e il gioco è fatto. Ci sono molti paesi dove può trasferirsi: Bulgaria, Macedonia, Albania, Montenegro, Paraguay, Malta, ecc. Le alternative non mancano assolutamente.

Ma le cose si fanno complicate se un imprenditore vuole operare nell’illegalità.

Se per esempio sono un dentista italiano, devo avere un contatto diretto con la mia clientela e quindi devo necessariamente operare in Italia (non posso trasferirmi all’estero). A questo punto l’unico modo che avrei per risparmiare sulle tasse è quello di evadere. In questo caso diventa indispensabile nascondere i propri soldi negli USA.

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Un tempo si poteva andare alle Cayman, alle Seychelles, alle Mauritius, alle Bermuda o alle Fiji, ma oggi queste isolette non sono più tanto sicure a causa delle misure portate avanti dagli USA e dalla UE.

Viceversa gli USA hanno diversi vantaggi unici:

  • Non hanno mai aderito al Common Reporting Standard (l’iniziativa OCSE, a motore europeo, di scambio automatico di informazioni)
  • Sfuggono anche al FATCA (iniziativa americana) perché le leggi federali americane non costringono il governo a raccogliere informazioni sui beni dei non residenti.
  • Dopotutto come può il governo americano scambiare le informazioni sui non residenti che nascondono i beni negli USA se non esiste una legge che impone al governo di raccogliere queste informazioni?
  • Nel Delaware è possibile creare una LLC o un Trust del tutto anonimi

Per cui gli USA non trasferiscono mai le informazioni di coloro che posseggono asset o conti bancari negli USA alle amministrazioni fiscali di paesi stranieri. Chi mette i propri soldi negli USA li mette al sicuro.

In più si aggiunga che non stiamo parlando dell’ennesimo staterello tropicale che appena qualcuno fa la voce grossa trema come un coniglietto.

Voglio che sia chiaro questo elemento. Stiamo parlando della prima economia mondiale e della prima potenza militare al mondo. E’ impossibile che paesi come l’Italia, la Cina, la Germania o la Russia possano minacciare gli USA.

Infatti moltissimi imprenditori e milionari cinesi hanno già trasferito negli USA molti dei loro asset e conti bancari, per sottrarli al fisco cinese. Gli Stati Uniti sono il posto più sicuro dove nasconderli. E’ difficile che si facciano piegare dalle pressioni cinesi. Non sono pochi coloro che stanno chiudendo i propri conti in Svizzera proprio a vantaggio di conti negli Stati Uniti.

La Svizzera infatti, pressata dalla Commissione Europea, adesso è stata costretta a scambiare le informazioni fiscali con l’estero, gli Stati Uniti invece non scambiano un bel nulla!

Gli USA sono un paradiso fiscale molto più sicuro di Dubai e delle Cayman. Il Tax Justice Network classifica gli USA come il terzo paese al mondo per segretezza dietro la Svizzera e Hong Kong. Le persone stanno letteralmente scappando dai paradisi fiscali tradizionali e stanno correndo sotto la protezione del governo americano.

Quindi abbiamo capito che chi sposta i propri asset negli USA mette al riparo il proprio patrimonio dalle amministrazioni fiscali europee. Ovviamente questo non vale se sei cittadino americano o fiscalmente residente negli Stati Uniti. Infatti in tal caso i tuoi asset non sono sicuri da nessuna parte nel mondo.

Quindi gli Stati Uniti si comportano proprio come una “canaglia” internazionale: se il tuo business è fuori dai confini americani allora apri un’azienda in USA e loro ti proteggono dalle amministrazioni fiscali straniere, se invece sei americano sei condannato a pagare fino all’ultimo centesimo.

Il discorso che fanno è proprio questo. Dopotutto i signori americani dopo aver perso la capacità manifatturiera dovranno pur riconvertirsi in qualche modo.

Hanno scelto il modello Cayman!!!