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I Veicoli Impiegati per Operazioni di Tax Planning Internazionale

In questo report ti spiego quali sono i veicoli societari più spesso utilizzati nelle operazioni di tax planning internazionale. Desidero infatti metterti in grado di avere una visione completa di quello che accade lì fuori nel mondo (piuttosto reale) della pianificazione fiscale.

tax planning internazionale

Gli strumenti sono tanti e molto differenti tra loro, ma tutti estremamente efficaci e mirati all’ottenimento di significativo risparmio di imposta. So che ti hanno fatto credere che il tax planning internazionale è roba da grandi gruppi, da Google per intenderci, ma in questo report voglio farti capire che anche il piccolo e il medio imprenditore italiano possono e devono pianificare nel rispetto delle leggi nazionali ed internazionali per massimizzare i loro investimenti e creare nuova ricchezza (e nuovi posti di lavoro).

Conti Correnti e Proprietà Immobiliari Non Sono Tutto

Nelle attività di tax planning internazionale, due dei pilastri da noi condivisi consistono nell’apertura di conti correnti in paesi che vantano un buon livello di agevolazioni e sono caratterizzati da un progresso significativo in ambito finanziario e nell’investimento immobiliare world wide.

Il terzo pilastro è rappresentato invece dall’offshoring, dal ricorso cioè alla costituzione di veicoli societari all’estero, ognuno con le sue funzioni ed i suoi differenti vantaggi. E’ un fenomeno vecchio come il mondo i cui protagonisti sono, in egual misura, imprenditori, investitori individuali e gruppi multinazionali. Uno degli strumenti più utilizzati, di cui avrai già sentito parlare in più di un’occasione (non solo da me), è sicuramente quello delle LLC (limited liabilities companies) e delle LTD (private limited companies).

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Tra le LLC più “famose” ci sono quelle registrate negli Stati Uniti (i.e. Delaware, Wyoming, Nevada). Si tratta di strumenti straordinari che, nonostante la politica fiscale piuttosto gravosa degli USA (considera che in media il tasso nominale di imposizione sulle società è del 35%), a determinate condizioni, assicurano vantaggi notevoli come ad esempio un capitale sociale simbolico, la possibilità di nominare soggetti fiduciari come amministratori e, soprattutto, godere della totale esenzione da tassazione quando l’attività che svolgono non è effettuata all’interno degli Stati Uniti.

Venendo invece alle LTD, devo dire che ho visto spesso utilizzare le International Business Companies (IBC) e le Exempt Companies, per lo più costituite sempre all’interno di centri finanziari offshore. Sono entrambe utilizzate nelle operazioni di tax planning internazionale per svolgere attività commerciali nell’ambito di operazioni di trading internazionale oppure per la detenzione di intangible asset (i.e. partecipazioni).

L’elenco è molto lungo e per nulla semplice se non ne mastichi di diritto societario e tributario. Ricorda però: pianificare è importante ma non è un gioco da ragazzi. Si tratta di un’attività estremamente complicata e di responsabilità. Un solo errore può costare migliaia di euro (o milioni, dipende dall’attività e dal fatturato). Quindi il mio consiglio è assolutamente quello di passare da un professionista e non aprire veicoli alla cazzo su internet perché “costano poco” o ti sembrano convenienti. Informati prima sulle conseguenze (amministrative e penali). Non aprire società in Croazia o nel Delaware senza capire quello che stai facendo. Mi raccomando.

Le Holding Companies: Perché Non Puoi Farne a Meno

Torniamo ai nostri strumenti di tax planning internazionale. Iniziamo il nostro elenco dalla regina di tutte le società: la Holding Company.

To hold in inglese significa “detenere”, ed è propria questo il principale scopo di una holding: “detenere” e gestire le partecipazioni delle società appartenenti al gruppo aziendale di cui la holding, evidentemente, si trova a capo. Nel corso degli ultimi quindici anni devo dire che, almeno in Europa, si è assistito ad una progressiva armonizzazione della disciplina tributaria di questa tipologia societaria che, ad oggi, gode di numerosissimi privilegi fiscali soprattutto nell’area occidentale. Dunque, non è più necessario aprire una holding in Olanda piuttosto che in Lussemburgo per ottenere vantaggi fiscali peculiari. Per intenderci anche l’Italia è piuttosto attrattiva da questo punto di vista, grazie all’introdotto regime della partecipation exemption, un regime che esenta da tassazione i dividendi ed i capital gain in entrata, a determinate condizioni.

Le Holding Companies sono utilizzate dunque per la gestione strategica dell’intero gruppo societario e hanno la funzione di massimizzare il carico fiscale relativo ai flussi monetari in entrata e provenienti dalle altre società del gruppo come:
– i dividendi
– gli interessi (se ad esempio la holding si occupa di erogare finanziamenti infragruppo)
– le royalties, in presenza ad esempio di licenze ed IP rights concessi al gruppo
– management fee e spese di regia qualora la holding eroghi servizi centralizzati alla totalità del gruppo sottostante ad esempio

E’ importante infine che la Holding sia locata in un Paese che abbia stipulato Convenzioni contro le doppie imposizione con numerosi altri paesi così da minimizzare il rischio di subire ritenute (cosiddette with-holding tax) alla fonte ed evitare ogni possibile rischio di doppia imposizione economica.

Le Royalty Companies: Ne Hai Mai Sentito Parlare?

Se volete costituire una royalty company vi consiglio di guardare ad una delle seguenti giurisdizioni (non per forza in quest’ordine): Olanda, Lussemburgo, Irlanda, Svizzera e pure l’arcipelago di Madeira non è niente male.

Ma che cos’è una royalty company?

Si tratta di società largamente utilizzate oggi dai gruppi multinazionali alle quali di affida la proprietà e la gestione dei cosiddetti intangible asset, ossia di tutte le attività immateriali appartenenti ad un gruppo aziendale come, ad esempio, marchi, brevetti, modelli di design, formule o altri diritti di proprietà intellettuale soggetti a copyright.
Le royalty companies svolgono quindi, in relazione a detti intangible, diverse funzioni come ad esempio la custodia e la protezione legale degli stessi, o ancora la gestione e l’organizzazione delle attività di ricerca e sviluppo per implementarne ed aumentarne il valore, o ancora la sottoscrizione di contratti di licenza intercompany dai quali scaturiranno poi gli incassi delle royalties stesse.

A cosa bisogna prestare attenzione quando si sceglie il paese in cui localizzare una royalty company? Bè, prima di tutto a mio avviso:

Bisogna intercettare un paese che vanti una normativa speciale ed agevolata al riguardo, un regime cioè che sia stato creato ad hoc proprio per lo sviluppo e l’implementazione di una società del genere (e sono ad esempio quei paesi che ti ho citato poco sopra)

Ricordare che all’interno dell’Unione Europea vige una direttiva (cosiddetta Direttiva “Interessi e Royalty”) la quale prevede, a determinate condizioni, l’esenzione da ritenuta a titolo di imposta alla fonte al momento di corresponsione delle royalties da parte delle società del gruppo

Cercare un paese che, come abbiamo già visto anche per le Holding, vanti un bel network di Convenzioni contro le doppie imposizione, che non fa mai male.

Le Insurances Companies: Lo Sai che Possono Farti Risparmiare Davvero Tanto?

Iniziamo subito dai vantaggi fiscali di questi particolari strumenti di tax planning internazionale. Le insurance company ti consentono di rendere deucibili i premi assicurativi delle varie società del gruppo a fronte dell’indeducibilità, invece, degli accantonamenti operativi effettuati contabilmente per coprire i rischi aziendali.

Si tratta di veicoli il cui scopo è evidentemente quello di assicurare i vari rischi che le società di un gruppo aziendale possono subire passivamente come, ad esempio, i rischi derivanti da eventi catastrofici imprevedibili (i.e. terremoti, uragani, inondazioni, ecc.) o come ogni altra perdita imprevista all’interno del gruppo per i motivi più disparati.

Le insurance company servono quindi ad amministrare i flussi di cassa ed i costi connessi alle assicurazioni delle varie società del gruppo worldwide; di solito le imprese operative di un gruppo aziendale preferiscono assicurare i propri rischi con un’unica compagnia assicurativa terza che gestisce le polizze e provvede agli eventuali indennizzi. Un consiglio: facciamo attenzione all’intreccio con la disciplina delle CFC (o Controlled Foreign Companies) per favore e non prendiamo la cosa sotto gamba. Il discorso non è semplice e te lo spiegherò in un altro post, tu comunque tienilo a mente per ora!

Le International Trading Companies

Paesi come il Principato di Monaco, Hong Kong, Le Isole Vergini, gli Emirati Arabi e la Svizzera hanno da sempre avuto dei regimi di favore per attrarre i traders e i gruppi imprenditoriali esteri.

Si tratta di veicoli piuttosto abusati nel tempo. Diciamo che si tratta di strumenti che se un tempo non davano grossi problemi. Oggi, in ottica BEPS e nel processo di transizione che il diritto tributario internazionale sta attraversando, sarebbe necessario che alla loro forma corrisponda anche una certa “sostanza economica”. Mi spiego meglio.

Quando dico “traders” mi riferisco a coloro che si dedicano alle attività di commercializzazione di prodotti sui mercati esteri. Costoro, per ottimizzare i margini di intermediazione sulla compravendita delle varie merci, spesso costituiscono società offshore. I grossi gruppi multinazionali hanno utilizzato da sempre questo tipo di società per attività come l’approvvigionamento di determinati beni sui mercati internazionali oppure per la gestione e la distribuzione dei prodotti finiti alle varie società consociate del gruppo stesso.

Di fatto, queste società di international trading sono state utilizzate per concentrare in capo alle stesse le spese e le relative responsabilità derivanti dalla gestione logistica dei trasporti delle merci in ambito di ottimizzazione anche dei tempi necessari per servire i vari mercati.

Purtroppo però, molto spesso, queste società si sono rivelate essere dei meri centri di rifatturazione il cui obiettivo principale era quello di sottrarre materia imponibile da paesi ad alta tassazione per spostarla verso paesi con tassazione inferiore, in maniera da ridurre il tax rate effettivo dell’intero gruppo. Parliamo di milioni di euro di risparmio fiscale … non esattamente di spiccioli. Il punto è che, come dicevo prima, si tratta spesso di scatole semivuote, senza effettiva sostanza, cui sono stati fatti corrispondere addirittura solo indirizzi presso caselle postali (nemmeno una sede fisica!).

Le Service Companies

Come nel caso delle international trading companies, si tratta ancora una volta di strumenti piuttosto abusati che sono per questo molto spesso nel mirino delle amministrazioni finanziarie di tutto il mondo e che richiedono un’attenzione particolare in sede di pianificazione fiscale internazionale delle attività di qualsiasi gruppo di imprese.

Le giurisdizioni che ho visto particolarmente interessate dal fenomeno di costituzione di service companies in questi ultimi 10 anni sono state Singapore insieme con le immancabili Olanda, Irlanda e Svizzera. Si tratta di società costituite ad hoc per accentrare alcune funzioni aziendali che, all’interno di un gruppo di imprese, fanno comodo a tutte le consociate. Penso alle funzioni di gestione contabile, alla gestione del patrimonio immobiliare del gruppo, alle funzioni di management fino alle attività di consulenza strategica (i.e. marketing, comunicazione e affini). Di fatto si accentrano queste funzioni all’interno di un unico veicolo societario per ridurre i costi di gestione (legittimo) dell’intero gruppo.

Il punto è che questi veicoli di “tax planning internazionale” vengono però costituiti in paesi a bassa tassazione dove, tramite la deduzione dei costi riaddebitati per i servizi resi alle varie società del gruppo, si ottengono imponibili piuttosto bassi spostando così i profitti dai paesi a fiscalità elevata tramite processi di fatturazione. Come nel caso delle international trading companies, oggi, anche le service company devono fare i conti con Amministrazioni finanziarie più attente e preparate e soprattutto con la disciplina dei prezzi di trasferimento (c.d. Transfer pricing) la quale impone degli standard piuttosto seri da rispettare, pena sanzioni elevatissime.

Pertanto, quando si costituisce una service company, bisogna fare attenzione che le attività di prestazione di servizi a favore delle consociate del gruppo siano reali, effettive, dotate cioè di sostanza economica (i.e. personale dipendente qualitativamente e quantitativamente adeguato, terminali, attrezzature, uffici, etc.) e, soprattutto, bisogna fare in modo che le fee pagate da ogni consociata per usufruire dei servizi resi dalla service company rispondano a regole di determinazione adeguate ai nuovi criteri di transfer pricing. Ancora una volta quindi l’equazione da seguire per non farsi male sarà: forma = sostanza.

Le Finance Companies

All’interno delle attività di pianificazione fiscale un ruolo centrale è rivestito dalle finance companies. Si tratta infatti di un ruolo piuttosto delicato e fondamentale: quello della gestione delle risorse finanziarie che, anche sotto il profilo fiscale, può regalare grandi soddisfazioni.

L’idea è quella di creare un veicolo che si occupi di due funzioni principali:

  • La gestione a livello accentrato delle risorse finanziarie del gruppo attraverso la creazione di un servizio di tesoreria dedicato che ottimizzi i saldi finanziari delle varie società del gruppo (il cosiddetto cash pooling)
  • Il reperimento delle risorse finanziarie necessarie per il gruppo sui mercati istituzionali e il loro confronto con l’erogazione di capitale proprio (piuttosto che capitale di debito). Una volta erogato il prestito, la finance company si occuperà di distribuire le risorse tra le varie società del gruppo e riscuotere gli interessi correlati più tutta una serie di attività che possono dipendere dal tipo di finanziamento (es. erogazione delle cedole agli investitori, restituzione del finanziamento, ecc.ecc.).

Come per le royalty companies, quando si sceglie il paese in cui localizzare una finance company, bisogna prestare attenzione alle seguenti caratteristiche:

  • collocare le società finanziate in un paese che consenta ad esempio la piena deducibilità degli interessi passivi che scaturiscono dal detto finanziamento;
  • collocare la finance company in un paese a bassa tassazione o con un regime agevolato per quanto riguarda i redditi finanziari;
  • ricordare che all’interno dell’Unione Europea vige una direttiva (cosiddetta “Interessi e Royalty”) la quale prevede, a determinate condizioni, l’esenzione da ritenuta a titolo di imposta alla fonte al momento di corresponsione degli interessi da parte delle società del gruppo
  • cercare un paese che, come abbiamo già visto anche per le Holding, vanti un bel network di Convenzioni contro le doppie imposizione, che non fa mai male.

Le Partnership

Si tratta di uno strumento davvero semplice ma fenomenale per risvolti pratici e risparmio fiscale nelle attività di pianificazione. Se utilizzato in combinazione tra alcuni paesi (mi vengono in mente Austria e Slovacchia in questo momento), devo dire che può dare delle soddisfazioni senza precedenti.

Ma nella sua semplicità, questo strumento, presenta naturalmente dei livelli di complessità sottostanti che lo rende “materiale infiammabile”; ho deciso perciò di dedicargli un report a sé che ti farà capire la vera portata ed i numerosi vantaggi di questo strumento in pieno.
Fino ad allora Pianificate gente! Ma fatelo con Soluzione Zeta se non volete farvi male 😉

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