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Riduci il Carico Fiscale della tua Azienda con il Tax Planning Internazionale

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Digital Tax? Come Fare per Evitarla?

In questo report scoprirai come fare per evitare di incorrere nella digital tax nonostante la cospirazione del governo che vuole importi di pagarla anche se vai a vivere all’estero.
digital tax

Sono alcuni anni che non si parla altro che di come i cosiddetti Giganti del Web non paghino le tasse e si affidano a “potentissimi ed oscuri” sistemi di pianificazione fiscale per “evadere” il fisco di tutto il mondo.

Se sia vero fino in fondo, quanto possa servire ai Governi di tutto il mondo avere dei capri espiatori da additare per giustificare puntulamente gli ammanchi di cassa nel bilancio dello Stato alla fine dell’anno e quanto ci sia un’opera di demonizzazione dei media internazionali per dare anche a noi la possibilita’ di prendercela con qualcuno quando versiamo le imposte (alte) al nostro Paese … beh questo non lo so, non lo voglio sapere e non mi interessa (in questo momento).

A me interessa la salute degli imprenditori e dei professionisti italiani che si fanno il culo tutti i giorni e che alla fine del mese devono pagare gli stipendi a decine di operai e collaboratori che si fanno il culo come loro.

I Business digitali, i business “online” sono stati e sono ancora la vera svolta di questo terzo millennio. per cui in questo report si affronta il tema della digital tax.

Il mondo e’ cambiato. Io stesso ho assistito alla nascita e allo sviluppo di tanti imprenditori del web che tra tanti sforzi e difficoltà ce l’hanno fatta e continuano a farcela ogni giorno nonostante le condizioni assurde imposte dallo Stato italiano.

Ma il progresso digitale non ha portato alla ribalta solo nuovi e grossi fatturati, bensì anche problemi legati alla modalità di tassazione di questi fatturati. Questo perché i soldi interessano alle amministrazioni fiscali di tutto il mondo per collezionare le tasse.

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E così, da un bel po’ di tempo a questa a parte, le amministrazioni fiscali di tutto il mondo si scervellano a trovare nuovi modi per tassare questi benedetti “ricavi digitali” che pare sfuggano a chiunque.

Non si sa come, ma per gli Stati sembra proprio che questi soldi appartengano solo ad evasori fiscali che passano il tempo a giocare a carte sulle spiagge delle Cayman e delle British Virgin Island …

Al di la’ delle assurdità, ad ogni modo, ecco che sono fioccate le proposte indecenti per assoggettare a tassazione (digital tax) i ricavi di questi benedetti business digitali.

Digital Tax: le misure del governo italiano

In Italia il Governo ha recentemente annunciato di voler introdurre nel nostro ordinamento una digital tax, vale a dire un tributo specificamente indirizzato a colpire la ricchezza prodotta di quelle imprese operanti nel settore dell’economia digitale non residenti in Italia e che, tuttavia, esercitano un’attività economica nel mercato italiano mediante strumenti telematici.

Tu adesso ti starai chiedendo: “e a me che importa? Tanto io vivo in Italia! A me la tassa non si applica”

Hai ragione al 100%.

Ma riflettiamo un attimo sul fatto che hai un business digitale, riflettiamo sull’occasione che hai di svolgerlo da qualsiasi parte del mondo, riflettiamo sul fatto che potresti decidere di andare a vivere in un altro Paese che magari non ti impone una pressione fiscale del 50% … se non hai mai riflettuto su queste cose e non ti interessano ti invito a cambiare pagina, ma se invece, come credo, ci stai pensando da un bel po’ a lasciare il Paese, e non solo per motivi fiscali, allora leggi fino in fondo quello che ho da dirti.

Stanno cercando di tassare il tuo reddito da qui all’eternita’, anche se andrai via dal Paese.

Torniamo per un attimo alla nostra bella proposta di legge.

A quanto risulta, la disciplina della digital tax italiana – da inserirsi nel disegno di legge di stabilità 2016 in corso di predisposizione, con decorrenza applicativa a partire dall’anno 2017 – si fonda sulla modifica della nozione di “stabile organizzazione”.

La stabile organizzazione rappresenta, nel diritto tributario, la forma minima di presenza sul territorio italiano che fa’ di te un contribuente soggetto alle imposte.

Ebbene, secondo la nuova digital tax, una stabile organizzazione in Italia dovrebbe considerarsi in ogni caso sussistente “qualora si realizzi una presenza continuativa di attività online riconducibili all’impresa non residente, per un periodo non inferiore a sei mesi, tale da generare nel medesimo periodo flussi di pagamenti a suo favore […] in misura complessivamente non inferiore a cinque milioni di Euro”.

E’ vero che cinque milioni di Euro non sono pochi, ma credimi, non sono neanche poi così tanti se si parla di fatturato; inoltre il disegno di legge potrebbe cambiare ed abbassare questa soglia prima dell’entrata in vigore, l’ho visto succedere tante volte …

Inoltre, ed al fine di indurre il soggetto non residente a dichiarare sua sponte l’esistenza di una stabile organizzazione italiana, la proposta di legge in questione prevede l’applicazione di una ritenuta alla fonte del 25 per cento sui pagamenti a favore dell’impresa estera per beni e servizi acquisiti online, incaricando gli intermediari finanziari italiani di effettuare tale adempimento.

Insomma, ce la stanno mettendo proprio tutta, bisogna ammettere comuqnue che la fantasia non gli manca.

Ma non hanno fatto i conti con la legge! Possibile? Una legge che non fa i conti con le altre leggI? Possibilissimo!

Eccoti allora le tre Cose che devi sapere se hai un business digitale e vuoi lasciare il paese per svolgere il tuo business secondo le TUE regole.

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  • Tanto per cominciare in Unione Europea esistono le liberta’ fondamentali. Tra queste esiste la liberta’ di stabilimento. Tradotto: hai diritto di trasferirti in qualsiasi Stato Membro del’UE per svolgere la tua attivita’ economica e nessuno puo’ contestartelo. Introdurre una norma che applica una ritenuta del 25% sui pagamenti erogati nei confronti di soggetti non residenti (solo perche’ svolgono attivita’ online) e’ in contrasto con numerosi principi del diritto tributario internazionale (es. quello di non discriminazione)
  • Chi lavora sul web e’ protetto dalle leggi del diritto tributario internazionale, proprio come chi non ci lavora, altrimenti fare business online sarebbe impossibile. In base ai principi del diritto internazionale tributario (ma anche di quello nazionale), una società con sede all’estero può essere tassata nello Stato della fonte del reddito (l’Italia, in questo caso) soltanto se qui produce redditi da cespite (interessi, dividendi, royalties, redditi fondiari etc.), oppure redditi d’impresa ma esclusivamente in presenza di una «stabile organizzazione». Ora, appunto, si vuole cambiare il concetto di stabile organizzazione per tassare i non residenti a prescindere.
  • Tentare di cambiare il concetto di stabile organizzazione e’ una follia. Ti spiego perche’. In presenza di una convenzione contro le doppie imposizioni, il concetto di «stabile organizzazione» non può essere manipolato unilateralmente (cioe’ solo dall’Italia). Dato che l’Italia ha stipulato convenzioni con la maggior parte degli altri Paesi, a mio parere non e’ possibile inventarsi dal nulla una una nozione di stabile organizzazione virtuale diversa da quella presente in tali convenzioni soggette tra l’altro all’interpretazione dell’Ocse.

Posto che i contratti di vendita vengano stipulati all’estero, in assenza di un radicamento reale e non virtuale con il territorio italiano, le società con sede all’estero non producono reddito nello Stato della fonte (l’Italia).

Come del resto accade per tutte quelle imprese italiane che vendono i propri prodotti all’estero senza pero’ avere all’estere delle basi fisse d’affari o, piu’ in generale, collegamenti di nessun tipo con i paesi dove vendono i propri prodotti e/o servizi.